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L’ex Partito Comunista Italiano si sposta ancora più a destra

DI Marianne Arens e Peter Schwarz
31 maggio 2007

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La lunga marcia verso destra del Partito Comunista Italiano sembra non aver fine.

Negli anni settanta, il partito fu il pioniere del cosiddetto ‘eurocomunismo’ e rinunciò alla rivoluzione per inseguire, peraltro senza successo, una coalizione con la Democrazia Cristiana.

Nel 1990, il partito si liberò degli emblemi ed orpelli comunisti, trasformandosi nel Partito Democratico della Sinistra e unendosi all’Internazionale socialdemocratica. Nel 1998, pose l’accento sul lato ‘democratico’ del suo nome e della sua politica - invece che su quello dell’orientamento di ‘sinistra’ - divenendo semplicemente i Democratici di Sinistra. Ora la ‘sinistra’ la abbandona completamente.

Gli ex-Stalinisti hanno intrapreso un processo di fusione con il partito borghese e cattolico della Margherita, per creare un Partito Democratico simile a quello americano.

L’accordo per la fusione è stato raggiunto ai congressi di partito dei Democratici di Sinistra e della Margherita svoltisi a metà aprile. Il primo congresso del nuovo partito avrà luogo il 16 ottobre di quest’anno.

I due partner sono alquanto diseguali fra loro. Dopo la seconda guerra mondiale, il PCI era il più grande partito Comunista dell’Europa occidentale, contando su 1.800.000 membri. Oggi, i membri del partito sono 600.000. Alle elezioni parlamentari del 2006, i Democratici di Sinistra hanno ricevuto il 17,5 percento dei voti - secondi dietro Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi.

La Margherita è un contenitore per residuati politici alla ricerca di nuove carriere. Molti provengono dalla disintegrazione della Democrazia Cristiana nel 1992, ma il partito rappresenta anche altre fazioni. La Margherita ha vinto il 10,7 percento alle ultime elezioni.

Il cinquantaduenne Francesco Rutelli, capo di partito, ha condotto una lunga odissea attraverso le rovine del panorama politico italiano. La sua vita nella politica cominciò coi Radicali, un partito borghese opposto al Vaticano. Rutelli poi si unì al partito Socialista Democratico Italiano (PSDI), una formazione che si staccò dalla destra dei Socialisti (PSI), e, finalmente, si congiunse con i Verdi.

Nel 1993, Rutelli fu eletto sindaco di Roma, a capo di un’ampia coalizione. Sei anni dopo entrò nel parlamento europeo con un partito fatto su misura per se stesso - i Democratici. Nel 2002, Rutelli fuse i Democratici con il Partito Popolare Italiano (PPI) e l’organizzazione guidata dall’ex direttore generale della Banca d’Italia Lamberto Dini, creando così la Margherita.

Sul suo cammino Rutelli ha attraversato ogni possibile costellazione politica: da oppositore radicale del Vaticano alla Democrazia Cristiana, da membro degli ambientalisti a sostenitore del libero mercato, ecc. Un professionista della politica dotato di tale agilità giocherà sicuramente un ruolo di primo piano del nuovo partito. Sarà la coda ad agitare il cane, e non vice-versa.

I Democratici di Sinistra stanno mettendo il loro apparato politico e i propri sostenitori a disposizione del nuovo partito, mentre i cattolici, conservatori, e difensori del libero mercato della Margherita decideranno la direzione politica.

Il progetto di Romano Prodi

La forza trainante nel portare avanti il progetto del Partito Democratico è il capo del governo italiano, Romano Prodi. Questo indipendente ex-DC e dirigente d’azienda sta cercando di consolidare il proprio potere, e di stabilizzare il governo, il quale è composto da dieci partiti, uniti in una coalizione instabile.

Sedici dei venticinque ministri italiani appartengono ai due partiti che si stanno unendo. Il nuovo partito diventerebbe la formazione più grande in entrambe le camere del parlamento italiano.

Al congresso di Roma della Margherita, Prodi ha insistito con urgenza sulla necessità del nuovo progetto politico, un progetto che sta portando avanti anche a livello europeo. Prima delle elezioni presidenziali francesi, Prodi ha spedito una lettera aperta al candidato socialista Ségolène Royal, chiedendole di unire i “socialisti e i democratici.” Questo modello, afferma Prodi, ha grande successo in Italia e va applicato anche in Francia e in tutta Europa. “Io credo che noi, i democratici e i socialisti - noi europeisti convinti - dobbiamo unire le nostre forze,” ha scritto Prodi.

Prodi lotta da anni per la formazione di un grande partito borghese del centro. In una lettera aperta al quotidiano La Repubblica, Prodi afferma che l’avvento del Partito Democratico rappresenta il coronamento di un sogno che nutre da dodici anni.

Nell’aprile del 2006 Prodi ha battuto Berlusconi con una maggioranza marginale. La maggioranza di Prodi è particolarmente vulnerabile al Senato, dove qualsiasi voto su un’iniziativa politica rischia sempre di fallire.

A febbraio di quest’anno, Prodi si è dimesso con grande clamore dopo aver perso un voto sull’aumento delle operazioni militari italiane in Afganistan. Ha riassunto la carica di primo ministro solo dopo che tutti gli altri partiti della coalizione governativa gli avevano promesso per iscritto fedeltà incondizionata.

La creazione di questo nuovo partito è in gran parte una risposta alla radicalizzazione della popolazione italiana. Molti di coloro che hanno votato Prodi alle ultime elezioni, come alternativa all’odiato Berlusconi, lo stanno per abbandonare. Queste persone sono frustrate e disgustate dalle sue politiche d’austerità, dal suo sostegno alla politica militare americana, e dai suoi attacchi contro i diritti democratici fondamentali.

Quest’anno si sono già svolte diverse manifestazioni contro le iniziative di Prodi. In quella più grande, a Vicenza, centinaia di migliaia di persone hanno dimostrato al grido “Prodi Vergogna” contro il progetto per l’espansione di una base militare americana. Bisogna inoltre registrare un’opposizione crescente contro la presenza di truppe italiane in Afganistan e in Libano, la privatizzazione delle imprese pubbliche, l’attacco alle pensioni, e contro il bilancio d’austerità proposto dal governo Prodi.

Lo scopo del nuovo partito è quello di provvedere il sostegno necessario al governo per implementare la sua agenda neo-liberale con ancor più ferocia. Per questo, la versione aggiornata del piano di governo sulle pensioni, che fino ad ora ha provocato enorme resistenza popolare, è un punto cardine del programma del nuovo partito.

La politica di destra del nuovo partito è stata espressa molto chiaramente al congresso dei Democratici di Sinistra a Firenze, nell’intervento di Pierluigi Bersani. Bersani è il Ministro dell’Industria del governo Prodi e ha proposto di recente un decreto di liberalizzazione nel contesto del bilancio del governo. A Firenze, Bersani ha lodato i valori del “libero mercato” e ha dichiarato che gli imprenditori rappresentano il modello universale della responsabilità civica.

Tra gli ospiti d’onore al congresso dei Democratici di Sinistra c’erano il capo della Socialdemocrazia tedesca, Kurt Beck, l’ex candidato alla presidenza del partito Democratico americano Howard Dean, il presidente della Socialdemocrazia europea Poul Nyrup Rasmussen, e l’europarlamentare tedesco Martin Schulz.

L’ideologia del nuovo partito somiglia a un mosaico composto da cattolicesimo sociale, patriottismo e neo-liberalismo, mischiati assieme allo pseudo-riformismo, l’ambientalismo e il femminismo. Secondo il leader dei Democratici di Sinistra, Piero Fassino, il nuovo partito dovrà essere aperto ad ogni tipo di riformista, democratico, socialista e cattolico. Un questionario distribuito ai delegati ha rivelato i loro modelli politici da emulare: da Mahatma Ghandi a John Kennedy, Nelson Mandela e Franklin D. Roosevelt.

Frattanto, la stampa italiana tratta Anna Finocchiaro al livello di una Ségolène Royal italiana, citando la dichiarazione del Ministro delle Politiche per la Famiglia Rosy Bindi (Margherita): “In tutto il mondo è arrivato il momento delle donne: la Merkel in Germania, la Royal in Francia, la Bachelet in Cile, la Clinton negli Usa. L’Italia non può restare indietro.”

Nuove scissioni

Sebbene il progetto di un nuovo partito sia nella sua infanzia, si trova già di fronte a gravi difficoltà.

Una minoranza rappresentante il 15 percento dei Democratici di Sinistra si è opposta alla fusione proposta al congresso. Il suo leader, il Ministro per la Ricerca e l’Università Fabio Mussi, ha criticato l’alleanza con i cattolici della Margherita, opponendosi a una qualsiasi affiliazione religiosa. Ha fatto presente che il preambolo dei valori, una sorta di codice per il nuovo partito, include il cattolicesimo in maniera esplicita.

Il preambolo afferma che il nuovo partito è fondato sulle tradizioni del cattolicesimo sociale, del liberalismo, del socialismo, della socialdemocrazia, e dell’ambientalismo.

Il capo del partito Piero Fassino ha risposto accusando Mussi di essere un nostalgico e ha insistito che i Democratici di Sinistra non sacrificheranno la loro identità, la loro storia, o i loro valori. Ciò nonostante il gruppo guidato da Mussi si rifiuta di entrare nel partito e sta prendendo in considerazione l’abbandono dei Democratici di Sinistra.

I tentativi di persuadere altri membri alleati del governo Prodi ad unirsi al nuovo Partito Democratico (l’Italia dei Valori, il partito guidato dall’ex procuratore anti-mafia Antonio di Pietro, o l’UDEUR di Clemente Mastella) fino ad ora non hanno dato frutti.

Rifondazione Comunista, la seconda organizzazione che è emersa dal disfacimento del Partito Comunista, e rimane tuttora parte del governo Prodi, ha reagito con disappunto alla fusione dei Democratici di Sinistra con la Margherita. Il leader di Rifondazione Franco Giordano si è lamentato sul quotidiano La Stampa per la maniera in cui Rutelli e Fassino partono dal presupposto di “una sorta di equidistanza tra il sistema delle imprese e il mondo del lavoro.” Un atteggiamento simile è stato assunto anche da Guglielmo Epifani, capo della CGIL, il più grande sindacato italiano. Epifani ha protestato contro il predominio dei capi d’azienda nel nuovo partito.

Giordano e Epifani temono che il nuovo partito renderà più difficile il loro ruolo di copertura per le politiche del governo Prodi. Inoltre, l’unione tra i Democratici di Sinistra e la Margherita minaccia di escludere Rifondazione da qualsiasi posizione d’influenza. Questo, tuttavia, non gli impedirà di continuare a sostenere fedelmente il governo.

Lo spostamento a destra dell’ex Partito Comunista facilita il gioco a Berlusconi e alla Casa delle Libertà. Berlusconi non ha saputo resistere alla tentazione di fare una comparsa da ospite a sorpresa al congresso di Firenze dei Democratici di Sinistra, per estendere le sue congratulazioni. Ha spiegato di essere d’accordo con il 95 percento delle politiche che hanno motivato l’unificazione.

Discussioni tra Prodi e Berlusconi sono già state avviate su una nuova riforma elettorale atta a creare ostacoli per piccoli gruppi e partiti. Diversi quotidiani stanno speculando su una possibile collaborazione più stretta tra i due campi, o persino sulla possibilità di una grande coalizione, nel caso in cui il nuovo Partito Democratico si dimostri incapace di stabilizzare il governo Prodi.

 



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