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Lotta per il potere in Italia intorno a Berlusconi

Di Marianne Arens
28 ottobre 2009

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Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in tedesco il 17 ottobre 2009 e in inglese il 19 ottobre 2009.

Mentre l’Italia è attualmente colpita da forti venti autunnali, il governo Berlusconi sta affrontando una vera e propria tempesta politica. In queste ultime settimane si è sviluppata una crescente lotta all’interno della borghesia italiana il cui scopo è quello di causare le dimissioni del primo ministro Silvio Berlusconi.

Nelle ultime due settimane, Berlusconi ha subito due battute d’arresto particolarmente gravi, una delle quali lo minaccia personalmente. Il 7 ottobre, la Corte Costituzionale a Roma ha revocato la legge sull’immunità, che era stata introdotta da Berlusconi stesso quando assunse l’incarico.

La cosiddetta “Legge Berlusconi”, prevede l’immunità per le quattro più alte cariche dello Stato durante il loro mandato. Tuttavia, il suo scopo principale era di proteggere Berlusconi. Come risultato, diversi procedimenti penali, compresi i casi di corruzione ed evasione fiscale, non possono più essere perseguibili, con la possibilità che essi possano cadere in prescrizione. La Corte ha ora abrogato la legge sull’immunità dichiarandola incostituzionale.

Berlusconi può aspettarsi che i procedimenti giudiziari contro di lui vengano rapidamente ripristinati. Reagendo indignato alla decisione della Corte costituzionale, ha dichiarato il verdetto “una farsa”, insultando la Corte e attaccando personalmente il Presidente Giorgio Napolitano (un ex membro del Partito Comunista Italiano), dopo che Napolitano aveva espresso il suo rispetto per la sentenza. Il presidente, i giudici e i media sono tutti “nelle mani della sinistra”, Berlusconi ha inveito. Alle proteste di Napolitano, Berlusconi ha risposto che non era interessato a quello che il presidente aveva da dire.

Il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha difeso Napolitano, dissociandosi da Berlusconi e chiedendo a tutte le parti di cercare di creare un clima di leale cooperazione nell’interesse nazionale. Fini è di solito considerato il più stretto alleato di Berlusconi. Tuttavia, sembra aver dimostrato ambizioni di divenire suo successore a capo del governo e come leader del Popolo della Libertà (PdL). Fini, l’ex leader della gioventù fascista, è stato leader del partito post-fascista Alleanza Nazionale, che nel marzo 2009 si è fuso con il PdL di Berlusconi.

Il 3 ottobre, pochi giorni prima della sentenza sulla legge sull’immunità, un tribunale di Milano aveva anche stabilito che la Fininvest, la holding finanziaria del clan Berlusconi, doveva pagare € 750 milioni a titolo di compensazione al rivale CIR (Compagnie Industriali Riunite). Questa somma era per ricompensare per i danni provocati 18 anni prima da un verdetto di un giudice corrotto.

Nel 1991 in una battaglia di acquisizione, il giudice aveva assegnato il controllo della Mondadori alla Fininvest di Berlusconi, mentre Carlo De Benedetti, proprietario della CIR e concorrente di Berlusconi da molti anni, fu lasciato a mani vuote. La figlia di Berlusconi, Marina, che ha sostituito il padre come presidente della Fininvest, ha criticato la sentenza come “profondamente ingiusta”.

Inoltre, il 3 ottobre circa 100.000 persone hanno manifestato a Roma “per la libertà di stampa e contro il governo Berlusconi”. La manifestazione è stata organizzata dalla FNSI, la federazione nazionale giornalisti. Come parte del suo network Mediaset, Berlusconi controlla tre delle sette principali emittenti televisive italiane private, nonché numerosi altri media. Inoltre, esercita una diretta influenza sui contenuti broadcast e sul personale dei canali della televisione di Stato.

Famosi artisti e intellettuali hanno partecipato alla manifestazione, tra cui il regista Nanni Moretti e il giornalista Roberto Saviano, il cui libro Gomorra ha messo in luce le macchinazioni della mafia napoletana. La manifestazione ha ricevuto consensi da tutta Europa a partire dalle federazioni dei giornalisti e scrittori di spicco, tra i quali Günter Grass, Doris Lessing e Elfriede Jelinek.

La manifestazione è stata provocata dalla denuncia da parte del presidente del consiglio contro alcuni dei maggiori quotidiani, i quali avevano esposto questioni spiacevoli sulla sua vita privata. Berlusconi ha chiesto danni per 1 milione di euro a La Repubblica e 3 milioni di euro a L’Unità. Ha anche presentato denunce legali contro giornali in Francia (Nouvel Observateur), Spagna (El Pais) e Gran Bretagna.

L’Unità, il giornale che nel passato fu la voce del Partito Comunista Italiano (PCI), supporta ora il Partito Democratico (PD). La Repubblica, che è uno dei giornali più critici nei confronti del primo ministro, appartiene al rivale di Berlusconi, Carlo de Benedetti. Per settimane, il giornale ha elencato 10 domande cruciali poste al capo del governo circa la sua relazione con la 18enne Noemi Letizia, altre avventure sessuali, e festini a cui hanno partecipato ragazze squillo trasportate con l’aereo del governo nella sua residenza in Sardegna. Il giornale evidenzia anche come le giovani donne che si rivolgono a Berlusconi chiamandolo “Papi” hanno avuto incarichi politici, mentre lui allo stesso tempo firmava le dure leggi contro la prostituzione.

Sebbene molte delle proteste sollevate dai manifestanti il 3 ottobre contro Berlusconi siano giustificate, l’asse principale dell’opposizione al primo ministro viene dalla destra politica. Diverse sezioni della borghesia italiana vogliono sbarazzarsi di Berlusconi perché non credono che sia in grado di attuare i duri attacchi contro la classe lavoratrice che ritengono necessari a causa dello stato di difficoltà delle finanze pubbliche.

L’indebitamento pubblico è salito a circa il 125 per cento del prodotto interno lordo del paese, mentre il patto di stabilità dell’Unione Europea prevede un limite non superiore a circa il 60 per cento. Il deficit di bilancio 2009 sarà pari a ben oltre il 5 per cento del prodotto interno lordo, con interessi e pagamenti del debito che assorbono una quota crescente del bilancio. Poiché non vi è alcun segno di significativa crescita economica all’orizzonte, il governo può solo mantenere la sua capacità politica di agire aumentando le imposte o i tagli la spesa pubblica.

Berlusconi ha strettamente legato i suoi interessi personali con quelli del governo, ed è così profondamente coinvolto in corruzione che stenta a prestare attenzione agli interessi dell’economia italiana. I suoi oppositori di destra percepiscono che non possiede la forza necessaria per attuare dure misure di austerità contro la classe lavoratrice. Inoltre, i furiosi attacchi di Berlusconi contro il sistema giudiziario e il presidente minano l’autorità delle istituzioni statali le quali in ultima analisi sono preposte a mantenere la resistenza sociale sotto controllo e negli interessi della classe dirigente.

Le scappatelle personali del primo ministro compromettono anche la reputazione dell’Italia sulla scena europea e internazionale. Egli si è ripetutamente scontrato con l’Unione Europea negli ultimi tempi, per esempio, minacciando di boicottare il Consiglio dei Ministri, dopo che un portavoce dell’UE aveva criticato le politiche italiane sui rifugiati.

Berlusconi è stato utile per la borghesia italiana e ha vinto il suo sostegno soprattutto perché è riuscito a portare la maggior parte delle forze di destra in un’alleanza di governo dopo il crollo dei democristiani, all’inizio degli anni ‘90. Forte dei media e del suo impero finanziario, ha prima sviluppato il suo partito, Forza Italia per poi assumere il governo per la prima volta nel 1994, in alleanza con gli eredi del fascista MSI (Movimento Sociale Italiano) e la razzista Lega Nord.

Berlusconi è stato in grado di sopravvivere alle forti reazioni popolari sorte contro la sua politica sociale e il suo sostegno alla guerra in Iraq grazie ai partiti di opposizione e ai sindacati, i quali hanno guidato queste proteste in un vicolo cieco. Nel mese di aprile 2008, è tornato al governo per la terza volta, dopo che un’ampia coalizione di centro-sinistra guidata da Romano Prodi aveva totalmente perso la fiducia dell’elettorato in soli due anni per aver attuato un drastico programma di austerità.

Il programma del Partito Democratico (PD), successore del PCI e il maggiore partito di opposizione, non si differenzia da nessuno degli altri partiti borghesi. Il PD è ora guidato da Dario Franceschini, che non proviene dalla tradizione PCI, ma dal partito cattolico della Margherita. Il quotidiano pro-PD L’Unità sta ora affrontando una discussione su una possibile alleanza con il partito conservatore Italia dei Valori. Rifondazione Comunista, altro ramo del PCI e a suo tempo parte del governo Prodi, non è più rappresentato in Parlamento.

Un’ala della borghesia considera il fallimento dei partiti di opposizione come un’opportunità per sostituire Berlusconi senza mettere in pericolo il loro potere. L’opposizione è guidata dai rivali industriali di Berlusconi, come Carlo De Benedetti, come pure dai pubblici ministeri e dai giudici, leader dell’Italia dei Valori.

Il loro esponente di rilievo, Antonio Di Pietro, si è presentato il 3 ottobre alla manifestazione contro Berlusconi. L’influenza di Di Pietro è cresciuta grazie soprattutto ai suoi rapporti con Marco Travaglio e Beppe Grillo. Travaglio è un giornalista di destra che critica Berlusconi dal punto di vista della difesa dell’ordine capitalistico, Grillo è un artista di cabaret le cui apparizioni pubbliche dai toni fortemente teatrali e caratterizzate da un linguaggio abusivo generano un’ampia opposizione dell’opinione pubblica verso i politici corrotti, senza però prendere alcun impegno politico.

Un altro oratore al 3 ottobre manifestazione è stato Antonio Sciortino, direttore del quotidiano cattolico Famiglia Cristiana. Queste forze sfruttano l’indignazione nei confronti di Berlusconi e dei suoi scandali sessuali nel tentativo di sbarazzarsi di quest’ultimo e sostituirlo con un rappresentante più efficace nella difesa dei loro interessi.

Un nome che emerge costantemente a questo proposito è Mario Draghi, capo della Banca d’Italia. Quando Prodi si dimise un anno e mezzo fa, Draghi stava già parlando della necessità di un governo di “tecnocrati”, o di politici che potessero costituire un “ponte”, al fine di evitare nuove elezioni. Draghi ha presentato il suo programma, che tra l’altro propone un innalzamento dell’età pensionistica.

Un altro nome menzionato a questo proposito è Gianfranco Fini. Secondo la Süddeutsche Zeitung, la destra borghese stessa dovrà sbarazzarsi di Berlusconi. Si congratula con Fini per essere un “presidente parlamentare ragionevole e conservatore” e giunge alla conclusione che “Fini sarebbe un leader più convincente il momento in cui la pazienza degli italiani dovesse arrivare alla fine”.

Nei primi anni ‘90, Fini, che aderì al fascista MSI all’età di 17 anni e che ne guidò il suo movimento giovanile, ancora parlò del dittatore fascista Benito Mussolini come del “più grande statista del XX secolo”. Da allora, nell’interesse della sua carriera ha adottato toni più moderati. Tuttavia, ha aperto la strada al governo a tutta una generazione di vecchi quadri del MSI. Sotto Berlusconi, il suo partito è stato in grado di attuare le dure misure contro i profughi, ha collocato soldati nelle città italiane e legittimato le “ronde dei cittadini”. Otto anni fa, nel 2001, in occasione del vertice del G8 a Genova, Fini personalmente supervisionò le operazioni di polizia che culminarono nella sanguinosa sparatoria dove venne ucciso il giovane Carlo Giuliani.

La discussione su Gianfranco Fini come possibile successore di Berlusconi mostra i grandi pericoli che la classe lavoratrice confronta. In condizioni dove i lavoratori non hanno un loro partito e non sono in grado di articolare i propri interessi, notevoli rischi emergono dalla lotta per il potere all’interno della borghesia italiana. Chiunque emergerà come vincitore farà di tutto per cercare di risolvere la crisi sulle spalle della classe lavoratrice.

 



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