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Rifondazione Comunista si presenta alle elezioni come partito borghese

Di Marc Wells
21 February 2013

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Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 12 febbraio 2013

Le imminenti elezioni del 24-25 febbraio in Italia segnano una pietra miliare per il Partito della Rifondazione Comunista (Rifondazione Comunista). Principale partito italiano di “sinistra“ ad emergere dalla dissoluzione dello stalinista Partito Comunista Italiano (PCI), dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, Rifondazione ha completato la sua trasformazione a partito borghese presentandosi alle elezioni con una piattaforma di anti-corruzione.

Mentre il capitalismo mondiale è impantanato nella più profonda crisi economica dagli anni ’30 e i tagli sociali stanno devastando la classe lavoratrice in Italia, Rifondazione vuole cancellare il socialismo e la lotta di classe operaia dall’agenda politica. Rifondazione è entrata a far parte di Rivoluzione Civile, la coalizione del procuratore antimafia Antonio Ingroia, mentre contemporaneamente costruisce legami con gli ambienti di estrema destra tramite il comico-diventato-politico-populista Beppe Grillo.

Oltre a Rifondazione, l’alleanza Ingroia comprende il Partito dei Comunisti Italiani, la Federazione dei Verdi, Italia dei Valori dell’ex procuratore di Mani Pulite Antonio Di Pietro e il Movimento Arancione, guidato da un altro ex giudice, Luigi de Magistris, sindaco di Napoli.

Ingroia si vanta apertamente che Rifondazione e partiti similari nella sua coalizione gli stanno dando garanzie che sosterranno posizioni di destra. Ingroia ha detto: “A questi partiti ho chiesto tangibili passi indietro e già ne sono stati fatti ed altri ne faranno perché credono nel nostro progetto. Quindi, nessuna foglia di fico per nessuno, figuriamoci!”

Rifondazione non ha sollevato obiezioni alla dichiarazione di Ingroia, perché unendosi al movimento Rivoluzione Civile sta cercando proprio di ripudiare qualsiasi legame simbolico che potrebbe conservare verso una politica della classe lavoratrice. Nei decenni successivi al crollo del PCI, Rifondazione ha sostenuto i governi borghesi “di sinistra” e “centro-sinistra”, quelli che mettono in atto: tagli alle pensioni, guerre imperialiste e altre politiche reazionarie; terrorizzata delle implicazioni della lotta di classe, sta invece promuovendo varie forme di politica tipiche della classe media.

Il segretario nazionale di Rifondazione, Paolo Ferrero, ha pienamente partecipato alla creazione della coalizione di Rivoluzione Civile e, cinicamente, la presenta come alternativa al Partito Democratico (PD), il principale partito di “sinistra” della borghesia italiana. Ferrero ha detto: “Rivoluzione Civile è nata un mese fa ed è un miracolo che siamo riusciti a metterla in piedi e ad aprire uno spazio di alternativa a sinistra del PD.” Per Ferrero, “Ingroia ha la schiena dritta... Per noi poter avere un candidato come Ingroia segnala la volontà di fare liste di persone con la schiena dritta”.

Rifondazione si sta proponendo come alternativa al PD perché c’è malcontento di massa contro l’attuale governo pro-austerità del primo ministro Mario Monti e opposizione ai tentativi del segretario nazionale del PD, Pier Luigi Bersani, di forgiare un’alleanza con Monti. Tuttavia, Ferrero chiarisce che Rivoluzione Civile è ancora pronta a collaborare con il PD.

Il foglio di bilancio dei governi PD-Rifondazione, per citare solo la più recente esperienza del 2006-2008, include profondi tagli alle pensioni e la partecipazione alla guerra in Afghanistan. Anche se la rabbia di massa contro tali politiche di destra costano a Rifondazione la rappresentanza in Parlamento, Ferrero è disposto a ripetere l’esperienza. E senza mezzi termini ha dichiarato: “C’è il PD che chiede a Rivoluzione Civile di dargli I suoi voti, per poter governare con Monti... Se il PD rompe con Monti, allora ha un senso discutere.”

Che Rivoluzione Civile lavori o meno con il PD o con Monti, i lavoratori devono aspettarsi da questo l’annientamento degli scioperi, la messa a tacere delle proteste e l’appoggio a qualsivoglia repressione contro la classe lavoratrice. E’ illuminante che i capi del gruppo siano tutti membri della magistratura. Con la scusa di “rispetto della Costituzione”, sono partigiani di legge-e-ordine.

Ciò è esemplificato da uno degli artefici di Rivoluzione Civile, Antonio Di Pietro, che ignominiosamente, nel 2011, chiese in Italia la repressione delle manifestazioni di solidarietà di massa contro le proteste anti-austerità degli indignati spagnoli e greci e di Occupy Wall Street negli Stati Uniti. Nella sola Roma almeno 200.000 persone avevano preso parte a queste proteste.

Cogliendo il pretesto di scontri tra la polizia e un piccolo numero di manifestanti, Di Pietro chiese che venissero imposte misure draconiane di legge-e-ordine. Così dichiarò: “Si deve tornare alla Legge Reale, anzi bisogna fare la Legge Reale II. Si devono prevedere arresti e fermi obbligatori e riti direttissimi con pene esemplari, aggravare le condanne per i reati già esistenti.”

La dittatoriale legge Reale del 1975 era un massiccio attacco ai diritti democratici. Essa accrebbe di molto i poteri della polizia, inclusa la reclusione preventiva fino a quattro giorni, il divieto di indossare caschi e sciarpe e, soprattutto, l’uso preventivo di armi da fuoco da parte della polizia su chiunque fosse sospettato di aver l’intenzione di commettere un crimine.

Ingroia stesso elogiò personalmente gli agenti di polizia accusati della brutale aggressione ai giovani che dormivano alla scuola Diaz durante le proteste contro il G8 a Genova nel 2001. Disse: “La legge va applicata anche nei confronti degli uomini migliori ma la solidarietà [con gli agenti di polizia accusati] dell’ex capo della polizia (Gianni De Gennaro) nei confronti degli agenti condannati è normale, comprensibile. Non la trovo inopportuna. Gli uomini condannati sono persone valide, alcuni li ho conosciuti anch’io.”

Rivoluzione Civile nasconde le sue visioni di destra dietro il minimo comun denominatore della politica borghese italiana: lo stendardo anti-corruzione, anti-mafia. In particolare, intende fare appello alla rabbia popolare sul conflitto di interessi tra il ruolo politico dell’ex-premier di destra Silvio Berlusconi e il suo controllo e proprietà di gran parte dei media italiani.

In una recente intervista, Ingroia ha definito le sue priorità come segue: “Se diventassi premier la prima riforma che affronterei?sarebbe quella sul conflitto di interessi, che impedisce la libera?informazione e, di conseguenza, ostruisce l’accesso diretto ai?mezzi democratici.”

L’idea che la democrazia italiana fiorirà se la mafia o l’impero commerciale di Berlusconi vengono eliminati è una fantasia reazionaria, che nasconde la realtà dell’oppressione capitalista in Italia. L’ostacolo fondamentale per la democrazia nell’Italia di oggi è il non eletto governo Monti e il dominio del capitale finanziario. Installato dall’Unione Europea e dall’amministrazione Obama, Monti fa guerre e applica le impopolari politiche di austerità dettate dalla Commissione Europea e dalle banche globali come Goldman Sachs, della quale Monti è stato consigliere internazionale.

Manovre con l’estrema destra

Il personaggio che Ingoria proietta - quella dell’uomo di legge che ripulirà l’Italia - non è un concetto di sinistra, per non parlare di una prospettiva orientata alla classe lavoratrice. In effetti, Rifondazione e la coalizione Rivoluzione Civile sono profondamente impegnati in manovre politiche con l’estrema destra.

Ingroia non è una figura improvvisata, ma un agente politico che si è specializzato nel creare legami tra stalinisti e l’estrema destra. La sua associazione di lunga data con i gruppi stalinisti italiani è ben nota. Nel mese di ottobre 2011 ha apertamente partecipato al congresso del Partito dei Comunisti Italiani (una scissione di Rifondazione, ora anche nella coalizione di Ingroia), rischiando un’ azione disciplinare da parte del Consiglio Superiore della Magistratura.

Parlando alla celebrazione del 110° anniversario del sindacato stalinista CGIL-FIOM a Bologna nel 2011, Ingroia ha elogiato il giudice antimafia Paolo Borsellino come uno dei ”più grandi, uno degli eroi,” e anche come “uomo semplice, lavoratore instancabile, un umile, con la capacità di ascoltare e capire gli uomini.” Ucciso dalla mafia nel 1992, Borsellino aveva una lunga storia di affiliazione a gruppi neofascisti, tra cui il Fronte Universitario d’Azione Nazionale (FUAN), il Movimento Sociale Italiano (MSI), e il Fronte della Gioventù.

C’è anche un’apertura verso l’estrema destra tramite il movimento populista di destra Movimento 5 Stelle (M5S) di Beppe Grillo.

Un membro del M5S, Giovanni Favia, ha già aderito a Rivoluzione Civile. Ingroia ha subito dichiarato che “non è un segno di ostilità verso il Movimento di Beppe Grillo, ma è il modo di accogliere le stesse battaglie”. In una lettera personale a Grillo, Ingroia praticamente ha offerto una alleanza, affermando: “Molte battaglie tue sono le nostre, molti punti programmatici nostri sono i tuoi... La capacità di ascolto è dote rara in politica. Dimostriamo di voler cambiare il Paese anche in questo.”

Due settimane fa Grillo ha elogiato l’organizzazione fascista Casa Pound in una conversazione amichevole con alcuni dei suoi membri. Alla domanda se fosse “anti-fascista”, Grillo ha risposto: “Questo è un problema che non mi compete. Come dire: sei un razzista o non sei razzista? Sono domande che non hanno risposta. Sei per la pace o la guerra?” Grillo ha continuato, “Se un ragazzo di Casa Pound volesse entrare nel M5S che ha i requisiti per entrarci, ci entra.” Ha detto ai membri di Casa Pound, “Avete delle idee, alcune sono condivisibili.”

Con il suo bagaglio di politiche anti-operaie e la sua decisione di condurre la campagna elettorale in base alla piattaforma borghese di Rivoluzione Civile, la decisione di Rifondazione di sviluppare legami con elementi fascisti rivela molto di più sul suo carattere di classe che i suoi legami storici con il PCI stalinista. Partito di avvocati, dirigenti sindacali, accademici e professionisti della classe media ostili ad una lotta rivoluzionaria indipendente dalla classe operaia, Rifondazione si sta muovendo bruscamente a destra.

L’evoluzione di Rifondazione rivendica potentemente la storica opposizione del Comitato Internazionale della Quarta Internazionale allo stalinismo e alle forze piccolo-borghesi “di sinistra”, sia in Italia che a livello internazionale, che hanno interpretato Rifondazione come modello per lo sviluppo di un partito di sinistra. Costruito su una base corrotta di demagogia populista, nazionalismo e collaborazione di classe, questo partito è stato esposto dalla crisi economica globale scoppiata nel 2008 per quello che era: una fazione della politica borghese.

Ciò che unisce le disparate tendenze politiche all’interno e intorno a Rifondazione è l’insistere sul ruolo guida delle idee burocratiche e borghesi ostili sia a una lotta rivoluzionaria per il socialismo da parte della classe lavoratrice che al trotskismo.

Il curriculum di Rifondazione

Rifondazione emerse dalla dissoluzione del Partito Comunista Italiano in mezzo al crollo dell’URSS e dei regimi stalinisti dell’Europa orientale. Nel 1989, che vide la caduta del muro di Berlino e una recessione economica in Italia, il segretario nazionale del PCI, Achille Occhetto, annunciò la cosiddetta svolta della Bolognina. In linea con le politiche della glasnost e della perestroika del premier sovietico Mikhail Gorbaciov, Occhetto dichiarò che bisognava “non continuare su vecchie strade ma inventarne di nuove per unificare le forze di progresso”.

Le politiche di Gorbaciov portarono alla dissoluzione dell’URSS, alla restaurazione del capitalismo, e a un terribile crollo economico e industriale che ha prodotto un regime russo di gangster, capeggiato da una manciata di oligarchi multimiliardari. La maggior parte del PCI in Italia si trasformò in un partito borghese, il Partito Democratico della Sinistra (PDS). Questo partito è diventato il PD di oggi.

Una minoranza del PCI rifiutò di aderire al PDS e, alla fine, decise di mantenere un riferimento al PCI nel nome del loro partito: Rifondazione Comunista. La loro preoccupazione era quello di assicurare che il crollo del PCI non producesse una vera e propria sfida a sinistra del PDS. Nel 1991 al congresso di fondazione di Rifondazione Comunista, Sergio Garavini aveva avvertito che con “la stessa nascita del PDS, lo scioglimento del PCI ha aperto un vuoto a sinistra che così rischia di approfondirsi ancora.”

Rifondazione non oppose la liquidazione dell’URSS da parte del Cremlino, dichiarando in un iniziale comunicato che “Non il comunismo è crollato sotto le macerie dei regimi dell’Est, ma sono crollati i sistemi che rappresentavano la negazione dei nostri ideali.” Armando Cossutta, uno dei fondatori di Rifondazione, è stato uno dei più importanti contatti del KGB in Italia.

Il putridume politico di questi burocrati ed agenti dello spionaggio, complici del saccheggio della classe lavoratrice sovietica, si dimostrò irresistibilmente attraente per uno strato della classe media di “sinistra“. Queste forze, in Italia, riunite all’interno della cosiddetta Democrazia Proletaria (DP), hanno aderito con entusiasmo al nucleo centrale stalinista di Rifondazione. DP comprendeva i revisionisti Pablisti, guidati da Livio Maitan, il maoista Movimento Lavoratori per il Socialismo, gli “operaisti” di Potere Operaio, e gli “spontaneisti” di Lotta Continua.

Nei due decenni successivi il crollo sovietico, Rifondazione ha dimostrato ripetutamente di essere uno strumento di reazione sociale. Negli anni ‘90, Rifondazione ha iniziato offrendo sostegno al governo tecnocratico di Lamberto Dini, che aveva intrapreso un programma di tagli alle pensioni di ampia portata. Rifondazione poi sostenne il primo governo di centro sinistra di Romano Prodi e due successive amministrazioni di centro-sinistra. Nel corso di quei cinque anni, Rifondazione perse la metà dei suoi voti. I lavoratori erano disgustati dalle sue politiche collaborazioniste di classe, che avevano portato all’impoverimento di massa e a guerre imperialiste.

Quei governi effettuarono tagli fiscali per allineare l’Italia con le esigenze di bilancio stabilite dal trattato di Maastricht dell’Unione Europea. Tagliarono gli adeguamenti al costo della vita dai salari e promossero condizioni di lavoro “flessibili”. Quei governi avevano inoltre sostenuto un aggressivo programma imperialista, inclusa l’approvazione al bombardamento statunitense dell’Iraq, un intervento in Zaire, apertamente sostenuto da Rifondazione, la missione “Alba” in Albania, e la guerra contro la Jugoslavia nella primavera del 1999.

Le insidiose politiche di Rifondazione hanno permesso a Berlusconi di tornare al potere nel 2001, nonostante la sua impopolarità. Berlusconi implementò ulteriori tagli sociali e assicurò la partecipazione italiana alle guerre degli Stati Uniti in Afghanistan e Iraq. Anche se Rifondazione ha contribuito a organizzare proteste contro la guerra, il suo ruolo nelle proteste ha dimostrato di essere una cinica copertura per le politiche filo-imperialiste.

Nel 2006, Prodi ancora una volta formò un governo di centro sinistra, basato ancora più direttamente sul sostegno di Rifondazione. Il capo di Rifondazione, Fausto Bertinotti, diventò presidente della Camera dei Deputati, mentre l’attuale segretario nazionale di Rifondazione, Paolo Ferrero, fu nominato ministro della solidarietà sociale. Il governo Prodi prontamente attuò pesanti tagli di bilancio, mentre continuava l’intervento militare in Afghanistan oltre l’intervento in Libano.

Dopo aver inizialmente votato contro la politica estera di Prodi, in mezzo a una crescente opposizione popolare nel 2007, un pablista, il senatore Franco Turigliatto di Rifondazione, alla fine votò a favore del governo Prodi. Il voto di Turigliatto accordò carta bianca al governo su un ultimatum di 12 punti che aveva formulato. I punti includevano la conferma alle politiche imperialiste in Afghanistan e in Libano, un’ulteriore “riforma” del sistema pensionistico e l’impopolare progetto ferroviario ad alta velocità TAV. Non sorprende che questo abbia portato ancora una volta ad un ritorno al potere di Berlusconi, nelle elezioni del 2008.

L’Unione europea e le banche forzarono la rimozione di Berlusconi e la sua sostituzione con Monti, nel novembre 2011. Nel mezzo di una ondata di proteste sociali contro le politiche di Monti, Rifondazione si è integrata nell’orbita politica di Ingroia e alle sue politiche di legge-e-ordine.

Lo spostamento di Rifondazione al campo della politica borghese di destra è un segno delle immense tensioni di classe che si stanno costruendo nel quinto anno della crisi economica mondiale. Per decenni Rifondazione e i suoi alleati politici hanno bloccato la lotta politica propria della classe lavoratrice contro il capitalismo, confinando i lavoratori, i giovani orientati al socialismo e gli intellettuali ai resti dello stalinismo italiano e alle politiche piccolo-borghesi.

Non importa quanto corrotta sia diventato Rifondazione, non può comunque annullare le conseguenze del fallimento del capitalismo. Le principali forze italiane piccolo-borghesi “di sinistra” stanno abbracciando una politica capitalista, mentre la classe lavoratrice è spinta sempre più imperiosamente verso una lotta contro l’oppressione capitalista che ha implicazioni rivoluzionarie. Si profilano esplosive lotte politiche tra la classe lavoratrice e la classe capitalista, che Rifondazione difende.

Questo apre la strada per la costruzione di una nuova leadership politica nella classe operaia che si baserà sulla lotta per il socialismo e le tradizioni del trotskismo ortodosso avanzata dal Comitato Internazionale della Quarta Internazionale.

 



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